Al termine di un pomeriggio animato, come i giorni precedenti, dall’arte di Traffic Art e dai film di Cave at the movies, parte la seconda serata di grande musica nella cornice imperdibile della Reggia di Venaria. Treni all’alba, Ladytron, Primal Scream. Ma nel post di oggi – penultimo post di queste cronache – vorrei dedicare l’attenzione non tanto agli artisti – ottimi – o ai retroscena – come sempre divertenti – ma ad alcune componenti essenziali di un grande Free Festival come Traffic, delle quali, mi sono reso conto, ho parlato colpevolmente poco.
First of all: il pubblico. Perché il pubblico, a guardarlo attentamente, è uno spettacolo nello spettacolo. Com’è il pubblico di Traffic? Intergenerazionale, anzitutto. Ieri sera, ai confini della realtà (musicale) sonorizzata dai Ladytron si aggirava una meravigliosa coppia di ottantenni mano nella mano, che, senza dare segno di essere affatto disturbata dai bassi elettronici del gruppo di Liverpool o dalle danze degli adolescenti, procedeva con ritmo asincrono, tanto da dare l’impressione di assistere a una versione chimica e tetrale di Fuori Orario di Ghezzi.
Bambini e cani, nel panorama immutabile del festival (li ricordo anche dagli anni precedenti). Bambini di pochi mesi che dormono in carrozzina mentre i Primal Scream si sfogano sul main stage, che davvero ti chiedi: ma come fanno a dormire? O anche: saranno ancora vivi? Qualcuno controlli che respirino, per favore. Bambini di quattro anni che danzano sulle spalle dei padri che a loro volta danzano al ritmo della musica che si scatena dal Tourbus della Red Bull durante il cambio palco. Bambini che corrono dietro ai cani (alcuni incrociati con dei Triceratopi, direi, a giudicare dalle dimensioni – i cani, non i bambini). E cani che si rincorrono tra loro nel prato, con i padroni intenti a fare amicizia, nel frattempo, sorseggiando una birra.
Del panorama umano del Traffic fanno parte anche i nostalgici. Quelli che vengono ad ascoltare gruppi storici come i Primal Scream con magliette stinte con su scritto Screamadelica Tour 1991 o cose del genere. Capi d’abbigliamento tenuti in stato di religiosa criogenizzazione in attesa di essere indossati in queste poche e importanti occasioni. E come non dedicare un saluto appassionato e commosso a "gli amici del gruppo". Non tanto agli amici dei Ladytron, che non so se hanno amici a Torino. Ma agli amici dei gruppi giovani, che come capita al Traffic aprono il rubinetto della musica prima delle grandi star. Gli amici del chitarrista o del cantante sono fondamentali per le prime ore del festival (e anche per l’autostima dei gruppi alla prima esperienza su un palco di questo tipo, diciamolo).
Poi ci sono i giochi da festival, nell’attesa dell’inizio del concerto. Il pallone, anzitutto. Ma anche il frisbee (presenza immancabile negli spazi verdi dei free festival) e addirittura – udite, udite – ce l’hai. Ebbene sì. Ieri sera, forse ispirati dalle melodie dei Treni all’Alba, un gruppo di ragazzini ha cominciato a inseguirsi giocando a ce l’hai. Per chi non lo sapesse: ce l'hai è un gioco tradizionale, noto con moltissimi altri nomi, inclusi acchiappino, acchiapparella, darsela e via dicendo. Si gioca all'aperto. Uno dei giocatori viene prescelto per "stare sotto". Il giocatore che sta sotto ha lo scopo di riuscire a toccare uno degli altri giocatori. Se ci riesce, il giocatore che ha toccato prenderà il suo posto. Quindi aggiornate i cataloghi, signori organizzatori, ce l’hai è ufficialmente un gioco da festival.
Ma parliamo di cose davvero importanti, ora. I cessi chimici. Cosa sarebbe Traffic, senza i cessi chimici? No, non ridete. Vi sarà capitato, almeno una volta, di cercare i cessi a causa di impellenti bisogni. Lo sapete quanto sono preziosi, vero? E allora, si levi un applauso al signor Sebach, il più grande fornitore di cessi chimici d’Italia (credo) che allevia le sofferenze gastrointestinali di migliaia di fans, di numerosi incontinenti e di semplici passanti.
Termino con un appunto sul megaschermo. A me, di solito, i megaschermi non piacciono, perché, a causa della deformazione televisiva del nostro cervello, andiamo meccanicamente a cercare l’immagine trasmessa attraverso uno schermo anche quando potremmo serenamente goderci l’esibizione live. Vi è mai capitato di guardare il megaschermo, di accorgervi che lo state guardando e di chiedervi stupefatti perché diamine avete gli occhi puntati sui pixel invece che sul palco? Be’, a me sì. Ma lo schermo del Traffic, ieri sera è servito a proiettare un video importante, che potete trovare qui. Il video si chiama Mafia Spa. Guardatelo con attenzione.
Stay Tuned!
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